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RENATO NICOLINI: L'ESPERIENZA UNIVERSITARIA E LA TESI DI LAUREA CON QUARONI

Renato Nicolini

Un Genio dell'Architettura e della Cultura Italiana’

Renato Nicolini è una figura poliedrica e innovativa che ha saputo coniugare architettura, politica e cultura in modo unico, lasciando un'impronta indelebile nella storia italiana. La sua capacità di vedere l'architettura come un'intersezione tra vari campi del sapere, unita alla sua dedizione alla valorizzazione culturale e artistica, lo rende una figura di riferimento per le generazioni future.

Il periodo della sua formazione è fondamentale alla luce della personalità rivoluzionaria della quale oggi parliamo, mettendo in luce un filo conduttore che attraversa gli eventi significativi che hanno segnato la sua carriera, con un’altalenanza che si è rivelata la chiave di svolta di una figura tanto complessa quanto socialmente e culturalmente importante.

L’ISCRIZIONE ALLA FACOLTA’ DI ARCHITETTURA

Renato Nicolini nacque il 9 marzo 1942 a Roma, in una famiglia in cui l'architettura era una tradizione. Suo padre, Roberto Nicolini, era un architetto affermato e influente, e questo ambiente familiare ebbe un ruolo cruciale nello sviluppo delle inclinazioni di Renato. Durante gli anni della scuola media, Nicolini trovava particolarmente difficile il disegno, nonostante l'aiuto e l'influenza di suo padre. L'ammirazione per la capacità di disegno del padre aumentava solo la sua insicurezza, ma lo preparava inconsciamente a superare le future sfide.

Dopo il diploma presso l'Istituto Marcantonio Colonna nel 1960, Nicolini si trovò di fronte a una decisione importante: scegliere tra la Facoltà di Ingegneria, come suggerito dal padre, e la Facoltà di Architettura. L'incontro con Mario De Renzi, un altro architetto di rilievo, fu decisivo. De Renzi gli fece comprendere che l'architettura era una sintesi di discipline umanistiche e scientifiche, un campo che integrava arte, letteratura, teatro e musica con le scienze. Questo consiglio spinse Nicolini a iscriversi alla Facoltà di Architettura dell'Università La Sapienza di Roma.

Il complesso rapporto con il disegno

All'inizio del suo percorso universitario, Nicolini affrontò molte difficoltà, specialmente nel disegno, una competenza fondamentale per gli studenti di architettura. I corsi di disegno dal vero e geometria descrittiva, come quello tenuto da Orseolo Fasolo, erano particolarmente impegnativi per lui. Nonostante l'aiuto iniziale di suo padre, Nicolini dovette imparare a superare le sue insicurezze e a sviluppare le proprie capacità grafiche.

Un episodio significativo fu l'esame di "Disegno dal vero" con il professor Gaspare De Fiore. Le prime lezioni si svolgevano nel chiostro di Sant'Ivo alla Sapienza, dove Nicolini e i suoi compagni passavano lunghe ore a disegnare. La sua mancanza di abilità nel disegno lo portò a sviluppare un approccio personale e non convenzionale, che spesso lo relegava alla mediocrità dei voti. Tuttavia, questo periodo fu cruciale per la sua crescita personale e professionale.

Una concezione formalista, svolta nelle capacità di rappresentazione e inizio della carriera da Architetto

La svolta per Nicolini arrivò con l'esame di "Applicazioni di Geometria Descrittiva" con Orseolo Fasolo. Dopo aver dedicato un anno alla preparazione, Nicolini presentò una serie di prospettive del Padiglione Philips di Le Corbusier, realizzate con grande sforzo personale. Per l'esame, Nicolini fu aiutato da un suo amico appassionato di fotografia, Gigi Moretti, che scattò foto di oggetti in modo ambiguo, esaltandone i dettagli. Questo esame segnò l'inizio di un periodo formalista per Nicolini, influenzato dagli scritti di Victor Shklovsky e dal concetto di "specifico architettonico" di Galvano Della Volpe.

Durante questo periodo, Nicolini formò il "Gruppo 9" insieme a Vanna Fraticelli e Gianni Accasto. Questo gruppo, noto per la sua abilità nel disegno e nella rappresentazione, affrontava i progetti con un approccio collettivo e innovativo. La loro tesi di laurea, firmata come "Gruppo 9", fu un progetto di "upgrade architecture" per il Monumento a Vittorio Emanuele II a Piazza Venezia, Roma, che prevedeva la sostituzione del monumento con una grande struttura espositiva. Nicolini si laureò nel luglio del 1969 sotto la guida del professor Ludovico Quaroni.

L’incarico di Assessore alla Cultura, nuovi squilibri

Dopo la laurea, Nicolini iniziò la sua carriera come architetto, ottenendo il suo primo incarico per un complesso di sessanta alloggi di edilizia economica e popolare ad Aprilia. Tuttavia, la sua vita professionale subì una svolta significativa quando fu nominato Assessore alla Cultura del Comune di Roma. Questo incarico, completamente inaspettato, lo costrinse a interrompere la sua attività di architetto e a immergersi nel mondo della politica culturale, causando un notevole squilibrio nella sua carriera. Proprio quando stava trovando un equilibrio come architetto e iniziava a ricevere riconoscimenti per il suo lavoro, l'incarico politico lo distolse bruscamente dai suoi progetti architettonici, obbligandolo a riorganizzare le sue priorità e a gestire nuove responsabilità.

Allontanamento dal formalismo, la multidisciplinarietà dell’Architettura

Come Assessore alla Cultura, Nicolini promosse l'Estate Romana, un'iniziativa che trasformò il panorama culturale della città, rendendola un punto di riferimento per eventi artistici e culturali a livello internazionale. Questo nuovo ruolo lo costrinse a sviluppare un nuovo approccio alla progettazione, in cui le cose avevano i loro tempi e doveva dare loro il tempo necessario, senza pretendere di avere tutto sotto controllo immediatamente.

L'esperienza come Assessore alla Cultura portò Nicolini a riconsiderare il suo approccio all'architettura. Lontano dal formalismo che aveva caratterizzato i suoi primi anni, iniziò a vedere l'architettura come un'interazione tra varie discipline umanistiche e scientifiche. Influenzato da architetti come Rem Koolhaas, Nicolini abbracciò l'importanza dell'interdisciplinarità e della relazione tra architettura e vita quotidiana.

Creò un Laboratorio Teatrale all'università dove insegnava, in collaborazione con Marilù Prati, per esplorare ulteriormente il rapporto tra architettura e vita quotidiana. Questo laboratorio era meno funzionale al palcoscenico e più orientato all'uso della città come teatro, cercando di evitare l'inautenticità e di valorizzare l'esperienza diretta e genuina dell'architettura.

IL MANIFESTO DI UNA PERSONALITA’ RIVOLUZIONARIA: LA TESI DI LAUREA

Renato Nicolini si laureò in Architettura presso l'Università La Sapienza di Roma nel luglio del 1969, presentando una tesi innovativa intitolata "Sostituzione del Monumento a Vittorio Emanuele II a Piazza Venezia, Roma, con una Struttura Espositiva". La tesi fu realizzata sotto la supervisione del professor Ludovico Quaroni, una figura di spicco nell'architettura italiana.



La tesi di Nicolini si concentrava sulla radicale trasformazione di uno dei monumenti più controversi di Roma, il Monumento a Vittorio Emanuele II, comunemente noto come il "Vittoriano". Questo monumento, spesso criticato per il suo stile imponente e dissonante, venne soprannominato "macchina da scrivere" per la sua forma massiccia e il suo colore bianco brillante anche per questo il fine della tesi era piuttosto ludico.

Nicolini propose di demolire il Vittoriano e di sostituirlo con una struttura espositiva moderna, un esempio precoce di quella che oggi si chiamerebbe "upgrade architecture". Il suo progetto prevedeva una grande struttura espositiva basata sull'intersezione di coni e cilindri, creando uno spazio versatile e dinamico per eventi culturali e mostre. La scelta di materiali, forme e spazi rifletteva un approccio innovativo e audace, mirato a integrare l'architettura contemporanea nel tessuto storico di Roma. 
Nicolini utilizzò un approccio interdisciplinare nella sua tesi, integrando principi di architettura, urbanistica e design espositivo. La sua metodologia si basava su un'analisi critica del contesto storico e culturale del Vittoriano, cercando di risolvere le problematiche estetiche e funzionali associate al monumento esistente.


Il progetto di Nicolini era caratterizzato da una grande precisione e attenzione ai dettagli. Utilizzò tecniche avanzate di rappresentazione grafica e modelli tridimensionali per illustrare la sua visione. Le tavole della tesi, realizzate con l'aiuto di strumenti di disegno e fotografia, mostrano un alto livello di competenza tecnica e creatività.

La tesi di Nicolini suscitò un grande interesse e dibattito all'interno della comunità accademica e professionale. La sua proposta di demolire un monumento così iconico e controverso era audace e provocatoria, e contribuì a consolidare la sua reputazione come architetto innovativo e critico.

Nonostante la sua natura rivoluzionaria, il progetto non fu mai realizzato, ma la tesi rimane un esempio significativo della capacità di Nicolini di combinare teoria e pratica architettonica in modo originale e stimolante. La sua tesi rappresenta un momento cruciale nella sua formazione e nel suo percorso professionale, riflettendo la sua visione di un'architettura che dialoga con la storia e la cultura, ma che è anche orientata al futuro e alla sperimentazione.




Martina Cristaudo
Patrizio Maria Puppo